Archivio di agosto 2016

Paisiello in Valle d’Itria

martedì 16 agosto 2016

Grande rilievo viene dato al compositore tarantino Giovanni Paisiello nell’ottica delle celebrazioni dai duecento anni dalla sua morte . Paisiello risultava infatti piuttosto  dimenticato se non fosse anche per direttori come Riccardo Muti chein passato  hanno presentato alla Scala opere quali Nina ossia la pazza per amore, a suo tempo accolta da un grande successo. Il Festival della Valle d’Itria  ha voluto quest’anno presentare ben  due titoli del compositore tarantino. La Grotta di Trofonio in prima rappresentazione in tempi moderni ha infatti inaugurato il festival il 14 luglio. L’impianto scenico affidato alle cure registiche di Alfonso Antoniozzi, aiutato dalle imponenti scene di Dario Gessati e agli appropriati costumi di Gianluca Falaschi, centrava lo spettacolo dal punto di vista drammaturgico e scenico. Si avvaleva in particolare di un cast di cantanti attori di assoluto rilievo quali Roberto Scandiuzzi un autorevole protagonista e soddisfaceva appieno il Don Gasperone di Domenico Colaianni e il Don Piastrone di Giorgio Caoduro. Daniela Mazzucato era una Madama Bartolina di grande eleganza. Il punto debole era purtroppo la direzione orchestrale di Giuseppe Grazioli. Non trovava essa infatti quei motivi di interesse atti a destare l’attenzione né con varietà agogica come neppure con quell’indispensabile ricchezza  di accenti e di trovate musicali e sceniche che nella commedia musicale napoletana vedono insopprimibile bisogno di esistere. Antitetica invece la situazione per Don Chisciotte della Mancia, opera realizzata nella splendida Masseria Fortificata San Francesco a Matera lo scorso 28 luglio. Splendida qui la presentazione musicale della piacevole e varia partitura da parte di Ettore Papadia. Alla testa dell’Ensemble ICO della Magna Grecia di Taranto presentava tutta la leggerezza, la vitalità, e l’originalità insite nella brillante partitura pur nell’esiguitaà di pochissimi elementi orchestrali. Diverso il discorso per la regia di Davide Garrattini che anche se fatta con poche risorse sembrava troppo spesso andare sopratono. Un continuo andirivieni  portava piuttosto a esasperare un ritmo musicale che non richiedeva tanta concitata esagitazione. Ottimo il Don Chisciotte di di David Ferri Durà come pure il Sancio Panza di Salvatore Grigoli.Successo per entrambi gli spettacoli.

Baccanali di Steffani in Valle d’Itria

mercoledì 10 agosto 2016

Baccanali di Agostino Steffani non è stato solo il titolo più raffinato e prestigioso del 42 Festival della Valle d’Itria. E’anche una conferma della qualità e del valore dell’Accademia del Belcanto di Martina Franca . le esecuzioni nel  chiostro di San Domenico raggiungono infatti da alcuni anni risultati artistici eccellenti sotto la guida di Antonio Greco. Il direttore lombardo ha dimostrato da vero grande esperto del barocco di saper evidenziare l’ ispirazione non solo italiana ma anche gli influssi internazionali di Steffani  attivo in area germanica . L’ascendenza  non solo francese ma anche tedesca nella ricca impostazione armonica orchestrale è stata infatti assai ben dipanata dall’Ensemble Cremona Antiqua. Il gruppo capitanato dal pregevolissimo Antonio Greco che ormai da diversi anni ci regala chicche prelibatissime ha deliziato i più sofisticati esperti. Nella fruizione del meraviglioso Chiostro di San Domenico dall’acustica prelibata ogni accento ogni colore ogni sfumatura venivano  assaporati come solo nelle migliori sale da concerto internazionali. In più quello che agli occhi di un profano poteva sembrare uno sparuto gruppo musicale rivelava aderenza stilistica di assoluto rilievo. Barbara Massaro si rivelava una affascinante Driade, mentre spiccavano il controtenore Riccardo Angelo Strano già acclamato interprete negli anni precedenti. Piacevolissima la sorpresa del giovane tenore giapponese Yasushi Watanabe la cui perfetta dizione italiana faceva  pensare a possibilità interpretative nel più esteso repertorio anche mozartiano. Come da noi già ripetuto negli anni scorsi questo festival denota  ancora una volta che non sempre è necessario tanto denaro per ottenere alti risultati artistici. Quello che convinceva in questo cast era comunque la completa naturalezza e la spontaneità di una tecnica autenticamente belcantistica che cela ogni sforzo dietro un’emissione corretta comme il faut. Funzionale la  regia di Cecilia Ligorio mentre le coreografie di Daisy Ransom Phillips erano organiche alla musica ed esprimevano con elegante sensualità la musica di Steffani. Notevole il successo anche di pubblico nel chiostro esauritissimo.

Francesca a Martina Franca

giovedì 4 agosto 2016

La filologia fa da anni la parte del leone nelle diverse querelles alla base del recupero dei titoli operistici dimenticati. Fa piacere scoprire che all’origine dell’oblio di Francesca da Rimini di Mercadante vi è una presunta querelle fra due massime primedonne del primo Ottocento .Se infatti il ruolo di Francesca fu affidato ad Adelaide Tosi con cui il compositore aveva avuto una liaison, ciò generò le ire nientemeno di  Giuditta Pasta alla quale fu affidata solo la parte di Paolo. La diva fu così furiosa da inficiare la riuscita della  prima a Madrid . Francesca da Rimini dovette cosi attendere 185 anni per essere rappresentata pochi giorni fa al Festival della Valle d’Itria. Il Festival martinese resta  fra le pochissime culle di una italianità colta e raffinata che va sempre più scomparendo e alla quale la sparuta schiera di appassionati belcantisti non sa più rinunciare. La lunga e complessa partitura di Saverio Mercadante dicevamo è rivissuta pertanto in tutto il suo splendore sotto le cure di Fabio Luisi, che ha saputo servire su un piatto d’argento una partitura di impianto classicamente rossiniano, non privo però di influenze ed echi bellinaini. L’imponente struttura musicale appare comunque ben costruita a sostenere le scritture tipicamente belcantistiche in particolare del ruolo tenorile di Lanciotto e sopranile di Francesca, sostenuti con grande professionalità da Mert  Sungu e Leonor Bonill.Vera sorpresa appariva il contralto Aya Wakizono alla quale l’impervia tessitura risultava del tutto calzante. L’influenza rossiniana nella partitura risplendeva in tutta la sua compiuta ed e elegante ampiezza espressiva sotto le cure di Fabio Luisi, che assecondava le esigenze vocali senza mai dimenticare di sottolineare quelle orchestrali, dipanando sfumature colori e accenti in ogni momento dell’opera. L’allestimento di Pier Luigi Pizzi restava sulle linee di una tradizione ormai consolidata di grande elegante semplicità lasciando il palco privo di ogni elemento strutturale ,basando il tutto unicamente sull’ondeggiare dei leggerissimi voiles dei costumi mossi da un vento che poteva sembrare casuale. Si dava movimento così a un’azione drammatica non troppo pronunciata. Va da sé che parte determinante avevano le coreografie dell’esperto Gheorghe Iancu che pur non brillando per originalità di linguaggio non disturbavano come spesso accade oggigiorno ma descrivevano bene l’azione. Ottimo successo per un ‘iniziativa che speriamo vada ripresa anche altrove.