Archivio di novembre 2015

Idomeneo alla Fenice

lunedì 30 novembre 2015

Idomeneo è per alcuni aspetti il più luminoso capolavoro di Mozart, sospeso com’è fra innovazione e classicismo, fra la rottura dei temi schemi dell’opera classica e il primo romanticismo. Anche il regista Alessandro Talevi cerca di rompere i classici schemi di un rappresentazione descrittiva e narrativa introducendo furbeschi attuali temi politici piuttosto triti e ormai vetusti quali la problematica di coloro che fino a poco tempo fa erano chiamati clandestini e oggi definiti rifugiati. Ma si sa la linea del politically correct funzione sempre bene. Chi va a teatro mediamente vorrebbe evadere dalle solite tematiche televisive ormai inflazionate dovunque nella marea di reti che fra tante voci hanno un unico monotono pensiero. Peccato che tutto ciò viene portato in scena a pochi giorni dalle stragi parigine, giustamente ricordate dagli inni nazionali francese e italiano. Ma ciò che non convince in questa regia è soprattutto il non credere nella drammaturgia del libretto di Varesco mettendo spesso in ridicolo l’azione con continue controscene. . con un mare in burrasca realizzato come si faceva decine di anni fa, o un finale d’atto risolto con una gran” pastasciuttata” risolutiva. I recitativi interminabili che si sarebbero potuti sfrondare e scene risibili quali il suddetto finale. Inoltre questa regia veneziana ha avuto la sfortuna di trovarsi a pochi giorni dalla visione dell’ottimo Flauto magico di cui abbiamo reso conto ultimamente. Qualcosa migliora negli atti seguenti dove si alleggeriscono la scena e le controscene. Indubbiamente le scene di Justin Arienti non aiutano affatto e neppure i costumi di Manuel Pedretti che appaiono poco significativi. Su un altro piano la direzione di Jeffery Tate che nelle parti d’insieme si disimpegna su un livello decisamente di tutto rispetto. Qualche abbandono sul versante elegiaco e qualche colore oltre che una maggiore leggerezza avrebbe giovato . Piacevole sorpresa è venuta invece dal ruolo protagonistico con la notevole prova di Brenden Gunnel un tenore non classicamente mozartiano ma dai mezzi e dalla coloratura di assoluto rispetto . Peccato che è stato scarsamente capito non solo dal pubblico ma anche da una certa parte della critica. Una voce da tenere assolutamente presente e un interprete di vaglia. Non intatta vocalmente ma interpretativamente sempre affascinante Monica Bacelli come Idamante Ilia era Ekaterina Sadovnikova tesa e affaticata in una parte di solito piuttosto rassicurante. Più comprensibili le difficoltà incontrate da Michaela Kaune nella temibile parte di Elettra . Arbace di Anicio Zorzi Giustiniani è fra i migliori in campo anche se la sua tessitura è fra le più ingrate. Un particolare consenso al coro della Fenice che ha dato qui una fra le sue migliori prove. Forse un po’ meno l’orchestra . Ottimo successo alla replica della domenica 22 in un teatro affollato.

Zauberflute alla Fenice

giovedì 5 novembre 2015

Zauberflute è fra i pochissimi capolavori da sempre ritenuti terreno di gioco per le bizzarrie dei registi, veri protagonisti dei teatri lirici contemporanei. “ça va sans” dire che fra i rari eventi lirici dei panorami nazionali e internazionali vi è il Flauto magico firmato da Damiano Michieletto per il Teatro la Fenice. Il giovane regista veneziano è ritenuto ormai una fra le migliori fonti di chicche. Detto questo, come spesso capita con i grandi, Michieletto non ha colpito più di tanto con stravolgimenti esagerati, come é avvenuto ad esempio nel caso dell’Elisir d’amore visto da noi a Valencia. Infatti al di là della trasposizione operata con il trasferimento in un ambiente scolastico, ciò che convince pienamente nella drammaturgia di Michieletto è ad esempio il rispetto dei rapporti drammaturgici che non vengono affatto alterati. Tutto ha un suo perché, in primis la madre autoritaria rappresentata dalla Regina della Notte che contrasta con il Sarastro che rappresenta la nuova scuola senza alcun dogma. Tamino è il giovane scolaro che deve scegliere fra le due scuole anche se in realtà il finale Michielettiano sembra volere accogliere le due tesi in una perfetta compenetrazione. Inoltre al di là dei costumi moderni è mantenuta una collocazione temporale piuttosto generica che è non solo nella tradizione ma anche nella giusta interpretazione mozartiana. Unico elemento da cui Michieletto si è voluto discostare è la solita e vetusta lettura massonica. Antonello Manacorda al di là di inutili paragoni con grandi direttori del passato, propone uninterpretazione assolutamente funzionale a ciò che avviene sul palcoscenico. L’Orchestra della Fenice e il coro del Teatro ben rispondono con ottima resa e proprietà espressiva . il cast è invece apparso discreto nel suo insieme con il buon Pamino di Antonio Zorzi Giustiniani sempre corretto e una sensibile e discreta Pamina. In difficoltà nella Prima aria invece la Regina della Notte di Audrey Luna . Buono anche il Sarastro di Goran Juric . Lodevole anche la qualità vocale del Papageno di Thomas Tatzi. Ottimo il successo da parte del numeroso pubblico alla recita da noi visionata il 31 ottobre.