Archivio di agosto 2015

Le braci chiudono Martina Franca

giovedì 27 agosto 2015

Il Festival di Martina Franca ha dalla sua una grande tradizione belcantistica e barocca in particolare ma soprattutto negli ultimi anni del festival con la direzione artistica di Alberto Triola abbiamo rilevato un occhio di riguardo nei confronti della contemporaneità . Il celebre romanzo di Sandor Marai ” Le Braci” non è certo di quelli che passano inosservati . Ci riferiamo in particolare alla tematica della grande amicizia fra i due protagonisti maschili ,tema che difficilmente sarebbe stato al centro di una trama operistica ottocentesca.” Le Braci” stanno tutte nel tormento dei ricordi del passato delle esperienze di un lontano vissuto di quarant’anni prima. Tensioni di cose dette e non dette in un rincorrersi di ricordi fra i dueprotagonisti. Musicalmente Le braci di Tutino non aggiungono nulla di particolarmente sconvolgente al linguaggio armonico melodico già conosciuto ma lo spettacolo riesce comunque a coinvolgere anche i non addetti ai lavori. Non è musica indimenticabile quella di Tutino ma rende descrittivamente il travaglio interiore dei due protagonisti. Il ritmo drammaturgico è un po’ quello cinematografico in voga ora, con tutta quella serie di flashback atti a raccontare il passato. La regia di Leo Muscato ben sostiene tutto ciò senza intralciare o essere esageratamente protagonistica. Anche le coreografie di Mattia Agatiello sono adeguate all’azione e ne costituiscono parte integrante. Adeguata è anche risultata la direzione di Francesco Cilluffo a capo dell’Orchestra Internazionale d’Italia. Asso nella manica di questa produzione sono i due protagonisti cantanti in piena carriera che hanno dallo loro non solo diversi punti in comune ma anche due personalità che potremmo dire pur opposte insieme complementari. Spesso gioiosa e comica quella di Antoniozzi mentre intensa e profonda quella di Paolo Scandiuzzi vero basso profondo. Anche il coté femminile è stato ben reso dalla affascinante Kristina di Angela Nisi non meno dalla vecchia governante della Nini di Romina Tomasoni. Tutto esaurito alla prima con grande successo di pubblico a coronare un festival di grande respiro internazionale ancora una volta.

Le Braci chiudono Martina Festival

giovedì 27 agosto 2015

Il Festival di Martina Franca ha dalla sua una grande tradizione belcantistica e in particolare barocca ma soprattutto negli ultimi anni del festival con la direzione artistica di Alberto Triola abbiamo rilevato un occhio di riguardo nei confronti della contemporaneità . il celebre romanzo di Sandor Marai “le Braci” non è certo di quelli che passano inosservati . Ci riferiamo in particolare alla tematica della grande amicizia fra i due protagonisti maschili ,tema che difficilmente sarebbe stato al centro di una trama operistica ottocentesca. Le braci stanno tutte nel tormento dei ricordi delle esperienze vissute insieme quarant’anni prima. Tensioni di cose dette e non dette in un rincorrersi di ricordi fra i due protagonisti. Musicalmente Le braci di Tutino non aggiungono nulla di particolarmente sconvolgente al linguaggio armonico melodico già conosciuto ma lo spettacolo riesce comunque a coinvolgere anche i non addetti ai lavori. Non è musica indimenticabile quella di Tutino ma rende descrittivamente il travaglio interiore dei due protagonisti. Il ritmo drammaturgico è un po’ quello cinematografico in voga ora, con tutta quella serie di flashback atti a raccontare il passato. La regia di Leo Muscato ben sostiene tutto ciò senza intralciare o essere esageratamente protagonistica. Anche le coreografie di Mattia Agatiello sono adeguate all’azione e ne costituiscono parte integrante. Adeguata è anche risultata la direzione di Francesco Cilluffo a capo dell’Orchestra Internazionale d’Italia. Asso nella manica di questa produzione sono i due protagonisti cantanti in piena carriera che hanno dallo loro non solo diversi punti in comune ma anche due personalità che potremmo dire pur opposte e insieme complementari. Spesso gioiosa e comica quella di Alfonso Antoniozzi mentre intensa e profonda quella di Paolo Scandiuzzi vero basso profondo. Anche il coté femminile è stato ben reso dalla affascinante Kristina di Angela Nisi non meno che dalla vecchia governante della Nini di Romina Tomasoni. Tutto esaurito alla prima con grande successo di pubblico a coronare un festival di grande respiro internazionale ancora una volta.

Le Braci chiude Martina

giovedì 27 agosto 2015

Il Festival di Martina Franca ha dalla sua una grande tradizione belcantistica e in particolare barocca ma soprattutto negli ultimi anni del festival con la direzione artistica di Alberto Triola abbiamo rilevato un occhio di riguardo nei confronti della contemporaneità . il celebre romanzo di Sandor Marai “le Braci” non è certo di quelli che passano inosservati . Ci riferiamo in particolare alla tematica della grande amicizia fra i due protagonisti maschili ,tema che difficilmente sarebbe stato al centro di una trama operistica ottocentesca. Le braci stanno tutte nel tormento dei ricordi delle esperienze vissute insieme quarant’anni prima. Tensioni di cose dette e non dette in un rincorrersi di ricordi fra i due protagonisti. Musicalmente Le braci di Tutino non aggiungono nulla di particolarmente sconvolgente al linguaggio armonico melodico già conosciuto ma lo spettacolo riesce comunque a coinvolgere anche i non addetti ai lavori. Non è musica indimenticabile quella di Tutino ma rende descrittivamente il travaglio interiore dei due protagonisti. Il ritmo drammaturgico è un po’ quello cinematografico in voga ora, con tutta quella serie di flashback atti a raccontare il passato. La regia di Leo Muscato ben sostiene tutto ciò senza intralciare o essere esageratamente protagonistica. Anche le coreografie di Mattia Agatiello sono adeguate all’azione e ne costituiscono parte integrante. Adeguata è anche risultata la direzione di Francesco Cilluffo a capo dell’Orchestra Internazionale d’Italia. Asso nella manica di questa produzione sono i due protagonisti cantanti in piena carriera che hanno dallo loro non solo diversi punti in comune ma anche due personalità che potremmo dire pur opposte e insieme complementari. Spesso gioiosa e comica quella di Alfonso Antoniozzi mentre intensa e profonda quella di Paolo Scandiuzzi vero basso profondo. Anche il coté femminile è stato ben reso dalla affascinante Kristina di Angela Nisi non meno che dalla vecchia governante della Nini di Romina Tomasoni. Tutto esaurito alla prima con grande successo di pubblico a coronare un festival di grande respiro internazionale ancora una volta.

Medea in Corinto a Martina Franca

martedì 18 agosto 2015

La Medea in Corinto di Mayr era sulla carta la più intrigante ed impegnativa fra le proposte del Festival della Valle d’Itria di quest’anno. Da una parte Mayr,il maestro di Donizetti e compositore ancora misconosciuto se non fosse per due edizioni discografiche di Medea piuttosto difficili da reperire oggi sul mercato. Dall’altra la necessità di avere a disposizione una coppia di tenori di tipo rossiniano ma soprattutto una primadonna soprano drammatico d’agilità, che sarebbe un po’ come afferrare l’araba fenice e portarla in scena. Fra le famose primedonne, a quanto ne sappiamo, solo la grande Leyla Gencer ha portato il temibile ruolo sulle scene. A Martina si è cercato di costruire uno spettacolo insieme rispettoso del dramma di Mayr e una realizzazione scenica che possieda almeno qualche caratteristica di quelle che si ritengono regie contemporanee. Il problema è che la presenza di alcuni mimi continuamente in scena dall’inizio alla fine alcuni fra i quali danzanti non appare più un elemento attualizzante né in sintonia con la musica di Mayr. In quanto a questa partitura non vi sono elementi melodici particolarmente pregnanti tali da farsi ricordare come melodie immortali di Rossini Bellini o Donizetti di ben nota memoria . Sempre per quanto riguarda la regia va indubbiamente riconosciuta a Benedetto Sicca una certa capacità con il volo finale di uno stormo di colombe come coup de theatre nell’antica tradizione del teatro greco classico. La direzione di Fabio Luisi si dimostrava accurata e attenta alle esigenze dei cantanti pur ben evidenziando gli assoli strumentali della partitura, ma senza riuscire sempre a sprigionare la sufficiente intensità drammaturgica . Il cast che prevedeva l’impegnativa presenze di due tenori d vedeva ben contrapposti enea Scala indubbiamente il più interessante fra i due, anche se l’agile vocalità di Michael Spyres si dimostrava quasi sempre di tutto rispetto. La possente vocalità tenorile di Enea Scala si disimpegnava con facilità nella perigliosa tessitura. Nella Medea di Davinia Rodriguez mancava come si diceva l’unghiata della protagonista non tanto tecnicamente e vocalmente quanto scenicamente. Tutto esaurito con grande successo di pubblico.

Don Checco a Martina Franca

domenica 9 agosto 2015

Don Checco di Nicola De Giosa è stata indubbiamente la più godibile e gioiosa fra le proposte del Festival martinese di quest’anno. Non una vera e propria operetta ma un’opera comica quasi un secondo Don Pasquale quella composta da De Giosa e rappresentata con grande successo per molti anni durante il secolo scorso. L’ edizione martinese già presentata pochi mesi fa dal San Carlo di Napoli giustamente rispettosa dell’originale canovaccio in dialetto napoletano, che fa parte integrante del libretto avrebbe però dovuto avvantaggiarsi di una traduzione con sottotitoli, vista l’internazionalità del prestigioso Festival della Valle d’Itria. Se la corretta regia di Lorenzo Amato che si avvaleva degli appropriati costumi di Giusi Giustino e delle scene di Nicola Rubertelli appariva perfettamente calzante al canovaccio comico tale da farci apparire Don Checco come qualcosa da noi già conosciuto , la mancata comprensione dei testi era aspetto altrettanto inoppugnabile. Ascoltando la musica di De Giosa sembra di averla sempre conosciuta, intrisa così com’è di donizettismi. Ma Don Checco nell’agile lettura del direttore Matteo Beltrami è risultato pieno non solo di gusto ma anche di fantasia ricca di temi di danza fra cui valzer e quant’altri tale da domandarci come si sia potuta mettere da parte una così agile e godibile partitura teatrale per tanto tempo. Ascoltando Don Checco sembra quasi di conoscere già questa musica così facile così popolare ma nello stesso tempo così piena di spunti e idee sempre nuove. Viene anche da pensare che la somiglianza con Don Pasquale è decisamente evidente anche se non si possono azzardare paragoni vista la genialità del capolavoro donizettiano. Di un certo livello anche il cast che vedeva nella prorompente personalità di Domenico Colaianni la costruzione comica principale anche se il Bertolaccio di Carmine Monaco rivaleggiava a ragione. La Fiorina di Carolina Lippo pur non in possesso di un timbro fra i più felici, si destreggiava con facilità . Vera rivelazione era poi la chiara vocalità di Francesco Castoro un Carletto di tutto rispetto che fa pensare a un ottimo Ernesto del Don Pasquale . L’Orchestra Internazionale d’Italia si disimpegnava con serenità nell’agile partitura non meno del coro Transilvania di Cluj Napoca.

Incoronazione a Martina Franca

giovedì 6 agosto 2015

L’ambizione delusa di Leonardo Leo e La lotta d’Ercole con Acheloo di Agostino Steffani sono state le produzioni che hanno fatto conoscere il talento di Antonio Greco al raffinato ed esigente pubblico del festival della Valle d’Itria gli anni scorsi nel chiostro di San Domenico. Lo spazio più esclusivo e raffinato della fascinosa Martina Franca veniva da anni riservato al giovane ma esperto direttore che fa della riscoperta del grande barocco il suo terreno d’elezione. Quest’anno la prova era comunque di quelle che non lasciano spazio a incertezze visto che l’Incoronazione del grande Monteverdi è stata da sempre banco di prova dei maggiori specialisti degli strumenti antichi. Lontano dal pesante organico di Harnoncourt o di Christie Greco si librava leggero come una brezza primaverile all’interno del capolavoro Monteverdiano . la sua Poppea è apparsa intrisa di una sensualità mista ad eleganza e fatata musicalità come raramente abbiamo potuto ascoltare in passato. Inoltre pur avvalorandosi di qualche taglio l’immortale storia dell’ambiziosa Poppea, modernissima arrampicatrice sociale ed insieme femminista convinta appariva in tutto il suo compiuto senso . Merito anche dell’accuratissima pronuncia dei giovani ma preparatissimi interpreti quasi completamente di sesso femminile come d’altronde era nella grande tradizione barocca in cui la voce virile non era ritenuta degna di considerazione. Attenta e non priva di fascino la regia di Gianmaria Aliverta che pur mai voleva calcare la mano sulla sensualità, ma si manteneva sempre su una sobrietà lineare ma efficace. I costumi di Alessio Rosati ben costruiti nella loro semplicità ben strutturata. Quiteria Munoz Ingrada era una seduttiva Poppea non meno del Nerone di Shaked Bar. Francesco Sartorato era un convincente Ottone mentre ottima era l’Ottavia di Anna Bessi . Nicolò Donini era un Seneca di sicura presa drammaturgica. Grande successo pubblico per la raffinata rappresentazione.