Archivio di dicembre 2014

Giselle de Cuba al Regio di Torino

mercoledì 17 dicembre 2014

Il Regio di Torino ha ospitato quasi tutti i massimi corpi di ballo del mondo, ma il Ballet Nacional de Cuba occupa uno spazio particolare . La semplicità che sta ancor oggi nell’isola di Cuba traspare nel semplice ed ingenuo allestimento di Giselle capolavoro di Adam. Confermata così ancora una volta la nostra tesi secondo la quale ciò che conta non è lo sfarzo dei costumi e delle scene che pure fanno parte del teatro, ma la convinzione in quello che si sta facendo e la conoscenza stilistica. Il corpo di ballo di Cuba riesce a trasportarci nel mondo romantico e fatato delle Villi, dove la forza dell’amore di Giselle salverà l’incauto principe Albrecht. La versione dell’indimenticabile Alicia Alonso è in repertorio in molti corpi di ballo del mondo  anche se non è la più completa. Nella sua incisività convince però per l’immediatezza e sa arrivare effettivamente al cuore di molti quando è eseguita così come a Torino. Una versione dove il virtuosismo non è certo messo in primo piano se non fosse per certi equilibri e per il ”ballon” di molti salti in particolare maschili. Non trascurabile anche il fascino latino conferito dal calore interpretativo nel primo atto particolarmente solare. Viengsay Valdés è indubbiamente una Giselle latina, sulla scia della grandissima Alicia. Victor Estevez un bel Albrecht ma ancora un po’ immaturo. Esemplare la Myrta di Estheysis  Menendez algida ed altera “comme il faut”. Grande trionfo di pubblico anche all’ultima replica di domenica 15.   

Jessica Pratt alla Verdi

sabato 6 dicembre 2014

Potremmo definire “concerto di belcanto”quello  tenuto  dal soprano australiano Jessica Pratt e dal direttore Jader Bignamini alla testa dell’Orchestra Verdi giovedì sera all’auditorium Città di Milano. Il soprano australiano a sette anni dal debutto, comincia infatti a conquistare un pubblico di affezionati in una sala non riservata all’opera . Vera antidiva per eccellenza nella semplicità del suo modo di presentarsi e di vestire, la giovane Pratt sembra aver ben chiaro il suo repertorio: quello del soprano lirico-leggero. Se non fosse per un Guglielmo Tell e una Giovanna D’arco,interpretate qualche tempo fa  che non pensiamo certo siano state fra le migliori sue scelte. E’ stato infatti nelle lucenti colorature di Amenaide nel rossiniano Tancredi che la Pratt ha brillato maggiormente, come pure nelle agilità di “Oh beau pays “ dagli Ugonotti di Meyerbeer. Precisa , con acuti e sovracuti per lei facili, pur non possedendo un timbro particolarmente affascinante, il soprano  australiano si destreggia con acrobaticità nelle zone più elevate del suo registro vocale. in particolare nel Candide di Bernstein eseguito come bis, ottiene grandi consensi di pubblico. Rimane forse non originalissima nel fraseggio e nella mancanza di certi abbandoni estatici che avremmo volentieri apprezzato nei Puritani o in Lucia. In questi lo scavo della parola e della frase, vero riflesso dell’intimo sentire di un personaggio, sembrano ancora abbastanza lontani dal suo vocabolario interpretativo. Vorremmo precisare che tali “sfumature” sono però obiettivi esclusivi di interpreti storiche come Renata Scotto o Edita Gruberova. La direzione di Jader Bignamini ha soddisfatto pienamente per grande senso drammatico e teatrale . Una valida bacchetta in grado di conferire una prospettiva teatrale sia nel rossiniano Guglielmo Tell come pure nella splendida Sinfonia dalla verdiana Luisa Miller. Forse nell’insieme un eccessivo vigore legato a sonorità spesso un po’ esagerate per la sala. L’Orchestra Verdi ha dimostrato compattezza e una certa elasticità nel dipanare sia le pagine sinfoniche come quelle operistiche.  Oltre a Candide anche I Puritani sono stati bissati a grande richiesta.

Poppea di Christian Spuck

sabato 6 dicembre 2014

L’amore trionfante di Poppea e del suo amante Nerone è visto in questo balletto come una storia completamente amorale . Nel finale  vi è il forzato suicidio di Senecavi  e poi l’esilio di Ottone e la morte di Ottavia. Una storia classica quindi che il grande Monteverdi musicò nel Seicento su libretto del nobile veneziano Busenello e che diede origine alla storia dell’opera, chiamata poi impropriamente opera lirica fino ai giorni nostri. Pina Bausch, profetessa della “tanztheather”contemporanea,  potrebbe per alcuni aspetti dirsi l’ispiratrice di questa nuova creazione di Christian Spuck. Egli è ritenuto da molti il nuovo astro nascente della danza contemporanea tedesca, anche se si occupa attualmente del Balletto di Zurigo. La creazione qui riportata da un‘esecuzione al Teatro di Stoccarda dell’ensemble  Gauthier Dance,  comprende dieci danzatori di ottimo livello. La scelta delle musiche è fra le più disparate, ma ha indubbiamente una sua ragione d’essere anche nelle innumerevoli frammentazioni, che sono  funzionali all’azione narrativa. Personalmente non troviamo molto significativa un’inutile presentazione della trama fatta da un ‘attrice fin dall’inizio della coreografia . Dopotutto spezza la tensione narrativa e appare piuttosto gratuita. Ricordiamo che Spuck è stato vincitore di numerosi premi nazionali e internazionali.   

Otello di Verdi

sabato 6 dicembre 2014

La Fenice è indubbiamente uno fra i pochissimi teatri italiani ben gestiti. A dispetto della sorte ingrata che l’ha segnata duramente all’epoca del luttuoso rogo, che noi tutti non potremo dimenticare anche perché vergognosamente doloso e impunito. A fianco di produzioni assai raffinate La Fenice ha saputo anche soddisfare il grande pubblico affezionato a quella che più che essere una città, è un sogno realizzato. Ecco l’allestimento del verdiano Otello firmato da Francesco Micheli per Palazzo Ducale, sembra piuttosto un  vero sogno ed è assai diverso per molti aspetti da quello da noi visto alla Fenice stessa. Spettacolare è caratterizzato da colori  molto accesi come il blu per il mare o il rosso per la collera o il verde per l’invidia. Suggestive appaiono nel video le proiezioni con i leoni di San Marco e con i diversi segni dello zodiaco a simbolizzare i personaggi . La posizione laterale dell’orchestra non impedisce ai cantanti di seguire la direzione del coreano Myung –Whun Chung, con i numerosi schermi posizionati nei punti più strategici della scena. Ma la vera freccia all’arco di questa produzione è il tenore americano Gregory Kunde, che come detto più volte, non cessa di sorprenderci nella sua seconda maturità: forza e presenza scenica di grande maestria, non gli impediscono di snocciolare una vocalità sicurissima e personalissima in tutti i registri. Egli allontanandosi dalla tradizione di un Otello veristeggiante, ci consegna un protagonista pieno di mezzevoci e colori di impianto belcantistico,  pur non cedendo in virilità e con accenti autenticamente verdiani. Non lo stesso possiamo dire dello Jago di Lucio Gallo dal canto piuttosto tonitruante e privo di quelle sottili nuances che ne farebbero un protagonista assai più adeguato. Carmela Remigio è una Desdemona un po’ leggera e costretta a suoni poco ortodossi e sforzati. Splendide le riprese video di Tiziano Mancini. La ripresa è avvenuta nel luglio 2013.

Arabella di Richard Strauss

sabato 6 dicembre 2014

Non ce ne vorranno i novecentisti se ancora una volta sosterremo che con Richard Strauss l’opera lirica toccò il vertice ultimo della propria grandezza . Forse proprio con Arabella del 1933 che viene qui presentata nella recentissima edizione del Festival di Pasqua di Salisburgo di quest’anno. La sola presenza di Christian Thielemann alla testa dell’Orchestra della Staatskapelle di Dresda è di assoluto interesse. Quando poi i protagonisti sono Renée Fleming e Thomas Hampson è chiaro che possiamo pensare a un’edizione da antologia. Anche se ad un attento ascolto le condizioni vocali di Hampson non sono più quelle di qualche anno fa, emissione non sempre correttissima e passaggi sfocati non ci tranquillizzano sul futuro del grande baritono. Altra cosa sono  la forza e la classe interpretativa che non lasciano certo a desiderare e che ci danno un Mandryka esemplare. Vi è in più un astro emergente, quello del tenore Daniel Behle nella centralissima parte di Matteo. Voce possente, emissione corretta, squillo, facilità negli acuti lo rendono più che una promessa una realtà. La principale virtù di questa produzione è la direzione di Thielemann che sembra avere concentrata in sé la profonda essenza del decadentismo straussiano, dispiegato con la trasparenza e l’eleganza che solo la Staatskapelle di Dresda può conferire. L’intrigante libretto di Hoffmannstahl viene realizzato dalla giovane regista Florentine Klepper che posiziona il primo atto sopra un tapis roulant che collega le porte comunicanti di alcune stanze d’albergo. Ma le sorprese non mancano negli atti seguenti dove gli influssi kitsch e sentimentali vengono astutamente scombinati. La grande scena finale fra i due protagonisti Fleming e Hampson è da sola una vera chicca teatrale e musicale. La regia video del celebre Brian Large non è al di sotto delle attese, anzi.