Archivio di febbraio 2012

Ratto dal Serraglio

domenica 26 febbraio 2012

Die Entfuhrung aus dem Serail è indubbiamente un titolo ostico per chi non conosca il tedesco. Anche se il capolavoro mozartiano non è fra i più popolari nel Belpaese come Don Giovanni o Le nozze di Figaro, vi sono in esso tali elementi da consigliarne l’ascolto a chiunque sia in grado di apprezzare la grande musica. Questo singspiel, ossia una commedia musicale con dialoghi parlati rappresentata ormai ovunque in sola lingua tedesca, contiene pagine che toccano il profondo del cuore. In questa ripresa in Bluray dal teatro Liceu di Barcellona del 2010 la regia del celebre Christof Loy, pur attualizzando l’ambientazione originale recupera interamente i dialoghi recitati che si possono seguire con i sottotitoli in diverse lingue . Loy cura la recitazione così da conferire una dimensione realmente teatrale. Konstanze e Blondchen, soggetti femminili abitualmente ritratti come soggetti passivi, diventano qui due vere protagoniste dimostrando di essere attratte in qualche modo dai loro stessi rapitori . In altre parole si superano i soliti clichés romantici per affrontare invece una introspezione psicologica nuova.  La direzione di Ivor Bolton è sufficientemente leggera, precisa e attenta alle esigenze del palcoscenico. Diana Damrau è una Konstanze drammatica e lirica più che spericolata sul versante coloratura. Più agile e perfetta nelle pirotecniche agilità è invece la Blondchen di Olga Peretyako. Un pò deludente è il Belmonte di Christoph Strehl che manca di nobiltà e distinzione belcantistica. Osmin è il valido Franz Josef Selig mentre Norbert Ernst un discreto Pedrillo. Christoph Quest impersona ottimamente Selim.

Excelsior come nuovo alla Scala

lunedì 6 febbraio 2012

“Ancora Excelsior” sbottava una signora contemplando la locandina qualche sera orsono fuori dal Teatro alla Scala. In effetti il titolo non è certo fra i più nuovi e originali che si possano oggi programmare. Ma la tradizione vuole la sua parte  e soprattutto in momenti di grave crisi come questa, non solo economica ma anche di valori, è giusto dare al pubblico momenti di sano divertimento, soprattutto se sostenuto da una solida base storico-drammaturgico-musicale.

Il “ballettone” di Luigi Manzotti su musiche di Romualdo Marenco e coreografie di Ugo dell’Ara appariva qualche sera fa in splendida forma. Completamente rivistato e rinfrescato nei costumi sgargianti e privi di quel plumbeo velo radical-chic oggi tanto di moda non solo nel mondo della danza e a teatro. Ottimismo positivista presente infatti in ogni recondito meandro della imponente struttura drammaturgica che alterna quadri dominati dalla Luce a quelli imposti dall’Oscurantismo. Ciò che colpiva era la freschezza di esecuzione dell’intero corpo di ballo che dava l’impressione, peraltro non abituale, di eseguire la coreografia con quello slancio e quel buonumore che fanno parte dello stile originale della composizione. Lo spirito per certi aspetti circense della musica di Marenco  e della coreografia di Dell’Ara, apparivano in tutto il suo splendore. La rutilante esecuzione musicale di David Coleman, specialista del genere, ben lontano dal seguire i capricci dei ballerini, teneva imperterrita i tempi musicali senza troppo curarsi dell’aplomb neppure dei solisti. L’effetto era comunque raggiunto. Alina Somova , nella parte della Civiltà decisamente filiforme ed aristocratica, presentava leggerezza e distacco in ogni momento, e costituiva con Roberto Bolle una coppia di rara luminosità esecutiva e stilistica.

Molto meno in forma appariva invece Marta Romagna alla cui esperienza si sarebbe richiesta una maggiore convinzione nell’impegnativo ruolo della Luce. Pregnante era invece L’Oscurantismo di Massimo Garon. Seducente la Mora indiana di Sabrina Brazzo. Gran successo per tutti alla recita del 25 gennaio.