Archivio di aprile 2011

Orlando Furioso a Nizza

giovedì 14 aprile 2011

Sempre stato meta di appassionati internazionali fin dagli anni settanta, il piccolo ma elegante teatro che si affaccia su una fra le più famose e più invidiate baie dell’intero mediterraneo, è l’Opéra di Nizza. Ebbene dicevamo fin dai tempi d’oro di Montserrat Caballè, il grande soprano preparava qui suoi futuri cavalli di battaglia che rimangono ancor oggi esempi di interpretazione quando non assolute chicche vocali. Sarà forse per questo che si è deciso di ospitare il grande Antonio Vivaldi pur essendo compositore fra i più famosi in campo internazionale non vive ancora la celebrità meritata . Fra le poche iniziative discografiche degne di nota degli ultimi anni l’edizione integrale delle composizioni vivaldiane porta la firma della Naive che sta realizzando non solo le opere ma tutte le composizioni del famoso prete rosso. Indubbiamente Orlando Furioso si trova a concorrere con il più celebre Orlando handeliano anche se quello vivaldiano ha avuto la propria massima realizzazione nella celebre messa in scena di Pier Luigi Pizzi all’Opera di San Francisco con Marilyn Horne protagonista . Altri tempi diranno i nostalgici, ma” ça va sans dire”, di Horne ne nasce una ogni cento anni se va bene…Pierre Audi firmava la coproduzione fra il Théatre des Champs- Elysées e le Opéra di Nancy e di Nizza. Il famoso regista  ha scelto di rappresentare l’amore di Angelica e Medoro non sull’isola di Alcina ma all’interno di un palazzo settecentesco con mobili particolarmente importanti in stile Luigi XV. Meravigliosi costumi facevano sembrare le nostre protagoniste uscite da un film di Ivory se non fosse stato per i colori assai spenti in bianco e nero per accentuare l’aspetto fanée. Unico momento di luce all’interno dell’opera era l’ incanto della scoperta dell’isola di Alcina da parte di Medoro. La tensione registica cresceva con la pazzia di Orlando che con Marie Nicole Lemieux diventava un vero cammeo interpretativo. Da lì in avanti anche l’aspetto vocale si andavano definendo sempre più interessante che nella prima parte dell’opera dove le difficoltà vocali impedivano alle interpreti di brillare. Il vero agio vocale lo si cominciava a definire con il Ruggiero di Max Emanuel Cencic che si sarebbe voluto ascoltare in una parte più ricca di agilità e virtuosismi vocali. Si diceva della Lemieux che ritagliava su di sé una vocalità costruita su un mezzo vocale assai più che usurato. Eseguita così la parte sembrava avere più che altro accenti veristi, rendendo più che un eroe classico un personaggio attuale ma senza fascino vocale nobiltà di fraseggio e distacco coturnato. Jennifer Larmore non brillava più per nettezza e precisione ma ci consegnava un’Alcina di classe e ammaliatrice come da copione. L’Angelica di Veronica Cangemi è sembrata non proprio azzeccata sul piano della tessitura poco adeguata alla sua vocalità. Discreta la Kristina Hammarstrom come Bradamante e pure il Medoro di Paula Murrihy. Più che buono l’Astolfo di Christian Senn. La direzione di Jean Christophe Spinosi raffinata e stilisticamente appropriata con l’Ensemble Mattheus .Grande successo di pubblico alla recita del 3 aprile cui abbiamo assistito.

Rigoletto al Palais Garnier di Montecarlo

lunedì 11 aprile 2011

Sempre un ‘emozione entrare nel Palais Garnier di Montecarlo che tutt’oggi mantiene da solo fra i grandi teatri, per quanto ci risulti, un unico ingresso in un unico palazzo sia per il teatro come pure per il Casino. E il teatro bomboniera del glorioso palazzo si apre per noi con il capolavoro verdiano che il vecchio maestro riconobbe fino all’ultimo come la più amata delle sue creature. Il maestro Giuliano Carella propone così un Rigoletto ammirevole compendio di tradizione ed edizione critica in cui viene sì proposto il recupero delle cabalette ma anche la scelta dei tempi e delle cadenze  adeguate alle singole esigenze dei cantanti. Il doppio cast vanta in particolare la presenza di due fra i tenori più di spicco della nuova generazione. Stefano Secco dotato di bel timbro lirico puro, al di là di qualche forzatura nel passaggio di registro presenta un Duca giustamente spavaldo e arrogante. Celso Albelo nel secondo cast ci fa invece dono di una vocalità adamantina e sfavillante fino al re sovracuto della celebre cabaletta :”Possente amor mi chiama”. Dinamiche sfumate e nobiltà d’accenti che fanno ricordare la lezione dell’indimenticabile Alfredo Kraus senza ricorrere in alcun modo a una imitazione. Diverso il discorso per i due protagonisti nel ruolo del titolo. Lado Atanaeli pur in possesso di bel timbro e facilità nella vocalizzazione si espone ripetutamente a problemi di intonazione che ne inficiano la prova. George Petean vocalmente molto più sicuro presenta un personaggio perfettibile di limature. Nathalie Manfrino scenicamente splendida convince anche vocalmente pur non partendo da quell’emissione belcantistica che ci si aspetterebbe per il personaggio di Gilda. Ekaterina Lekhina al contrario presenta un’organizzazione vocale puramente belcantistica, anche se un timbro non bellissimo in quanto un po’vetroso e non limpidissimo. Bella la prova dello Sparafucile di Deyan Vatchkov. Un po’ troppo esasperata la Maddalena di Marie Ange Todorovitch. Discreto pure il Monterone di Luciano Montanaro. Ultima ma non ultima la regia di Jean Louis Grinda che si è voluta mantenenere in un minimalismo scenico che avremmo voluto fosse anche esteso a una recitazione lasciata piuttosto all’iniziativa dei singoli cantanti, che spesso ricadevano in gesti di tradizione ridondanti e affatto calzanti. I costumi di Rudy Sabounghi sembravano provenire da un pot-pourri, in particolare nell’ultima scena dove la taverna di Sparafucile ricordava una palafitta maldiviana in perfetto stile turistico. Grande successo in entrambe le recite alle quali abbiamo assistito.

        

Vespri al Regio di Torino

lunedì 11 aprile 2011

Le celebrazioni per il centocinquantesimo dell’Unità d’Italia hanno visto a Torino il proprio apogeo con quella che è ritenuta forse l’opera più patriottica di Giuseppe Verdi,I Vespri Siciliani. In realtà i moti siciliani del 1282 con i quali si scacciavano i francesi da Palermo non hanno radici storiche così precise come il libretto di Scribe vuol far risultare. Al Regio di Torino la messinscena è firmata dal torinese Davide Livermore che a dispetto del cognome è italianissimo. Si è portata in scena la realtà siciliana di qualche anno fa ai tempi di Falcone e Borsellino. La realtà di un paese è influenzata dai media dove lo spettacolo diventa fondamentale, dove i politici sono dichiaratamente venduti alla malavita e presenziano con grande pompa ai funerali dei due giudici. Al di là del convincimento e dell’operazione politica di Livermore, che può essere più o meno condivisibile rimane il fatto che la sua regia è convincente e soprattutto racconta l’azione per la verità affatto semplice anche allo spettatore meno preparato a seguire le intricate trame operistiche. Certo difficile pensarla in altre situazioni o ripresentata in altri luoghi o in altri momenti. Visti la crisi finanziaria attuale poi non sarebbe stato meglio concepire qualcosa di più riciclabile o esportabile all’estero? O forse il clichet di un Italia fortemente piegata alla mafia è comunque un prodotto molto vendibile?.In tutti i casi bisogna riconoscere che il capolavoro resiste perfettamente anche a questo tipo di forzature. Vero punto di forza era comunque la direzione di Gianandrea Noseda che al di là di un’ouverture un po’ troppo”bandistica” ,sapeva sottolineare con attento fraseggio parti liriche e vivaci. Faceva risultare così sia l’aspetto più intimamente classico della partitura come pure gli slanci che preludono la nuova stagione verdiana. Gregory Kunde non cessava di stupire passando da rossiniano doc come abbiamo sempre riconosciuto ad una vocalità perigliosissima che ha fatto cadere tenori come Chris Merritt ancora all’apice della forma . Fraseggio eroico e teneri accenti lirici si sono alternati agli acuti più spavaldi. Al suo fianco Maria Agresta sosteneva la parte di Elena con professionalità dando il meglio di sé negli aspetti lirici dell’impervia tessitura. Soprano lirico e non drammatico d’agilità quale richiederebbe il celebre bolero “Mercè dilette amiche “, ha comunque convinto per ruolo e profondità d’accenti.Prova alterna è stata invece quella del Monforte di Franco Vassallo che pur dotato di mezzi vocali ragguardevoli non ha esitato a ricorrere a suoni non sempre corretti ed ortodossi, fatta eccezione l’aria “In braccio alle novizie” cantata con perizia tecnica ed interpretativa. Ildar Abdrazakov è stato il vero principe di una serata di raro livello artistico vocale. Timbro armonioso emissione sempre morbida e sorvegliata e linea di canto autenticamente verdiana. Un Procida da antologia in grado di sfidare tutti i contemporanei e di essere paragonato ai grandi del passato. Abbiamo assistito alla recita del 20 marzo accolta da trionfale successo.    

Un Flauto “illuminista”alla Scala

giovedì 7 aprile 2011

Il massimo capolavoro mozartiano ha trovato negli ultimi anni una grande varietà di interpretazioni registiche fra le più fantasiose ed originali. Ogni tipo di ambientazione è stata proposta considerando anche il fatto che il mozartiano Die Zauberflute è basato su un canovaccio al di sopra dei tempi e delle epoche. Fondamentalmente il messaggio è che la realtà non sempre appare quale essa è effettivamente, cioè a dire che il bene può apparire sotto mentite spoglie come pure il male. Chi è infatti il vero cattivo ? La Regina della notte o Sarastro? Bisognerà attender il finale per saperlo come nelle migliori fiabe. Il regista William Kentridge, celebre artista internazionale, autore anche delle scene, presenta una raffinata ma anche spiritosa versione ambientata in epoca rivoluzione francese, con eleganti costumi abbastanza lontani dalla tradizione mozartiana, ma raffinati e comunque significativi. L’illuminismo con le sue scoperte e la massoneria sono i temi principali di un allestimento dove compassi, regole, righelli, binocoli e quant’altro preludono alla macchina fotografica e al cinema. Sono le grandi scoperte archeologiche riprese con quel gusto da carta pergamena da beige e nero, per altro verso da disegni di Gustave Dorè per intendersi che regnano su questo allestimento. Nonostante i lunghi parlati in tedesco il pubblico riesce anche a divertirsi, cosa si vuole di più? Ciò che non ci convince sono le aggiunte di parti al fortepiano per riempire vuoti musicali. Sembra che la tradizione secondo alcuni permettesse questo. Ma la partitura mozartiana da sola contiene pagine che altri compositori non sarebbero mai riusciti a concepire in tutta la loro esistenza. Che dire di più?.Roland Boer dirige con leggerezza e precisione facendo quasi sparire il suono orchestrale quando i cantanti hanno qualche problema. Peccato che manchi di varietà colori e sfumature in diversi momenti. Il cast non appare affatto omogeneo. Alex  Esposito è un Papageno esemplare per presenza scenica dizione e chiarezza di emissione. Anche Saimir Pirgu ci dà un Pamino elegante e virile mentre la sua Tamina ossia Genia Kuhmeier è assai modesta nella linea di canto appena sufficiente. La Regina della Notte di Albina Shagimuratova è assai sicura nella seconda aria mentre piuttosto incerta nella prima.Monostatos di Peter Bronder canta la sua aria fuori tempo mentre il Sarastro di Gunther Groissbock è piuttosto imbarazzante per assenza di gravi e di proiezione sonora. Ottimo stilisticamente il coro scaligero diretto da Bruno Casoni. Spettacolo in coproduzione fra Bruxelles,San Carlo, Lille e Caen. Più coproduzione di così cosa si vuole? Trionfo di pubblico.