Archivio di marzo 2011

Elisir poco mirabile a Valencia

giovedì 31 marzo 2011

Una spiaggia sovraffollata, un chiosco di gelati , un venditore di bibite eccitanti, un aqua park con scivolo pieno di schiuma pronto per un party e un continuo spaccio di bustine di stupefacenti. Questa la scena che si sottopone alla vista dello spettatore della nuova produzione di Elisir d’amore ,donizettiano in scena a Valencia con la regia dell’italiano Damiano Michieletto che ha messo in scena il capolavoro con grande successo di pubblico. Certo da Michieletto non ci si poteva che aspettare una regia cosiddetta innovativa. Rimane il fatto che a partire da Peter Sellars già dal Così fan tutte, mozartiano degli anni ottanta l’ambientazione originale veniva completamente rivoluzionata in un chiosco di bibite molto simile a quello visto a Valencia. Niente di nuovo sotto il sole quindi come si potrebbe pensare anche se per alcuni colleghi gli aggettivi laudativi si sono sprecati. Il fatto è che al di là del punto di vista scenico qui il teatro di regia che avevamo potuto apprezzare nell’ottimo Roméo et Juliette da noi visionato ben tre volte fra Venezia Verona e Trieste, risulta qui assai poco convincente anche nella singola recitazione dei cantanti. Eccettuato Erwin Schrott alias Dulcamara, l’unico che dà l’impressione di essere convinto della parte di un vero e proprio spacciatore macho e strafottente.

Passando poi alla direzione d’orchestra di Omer Wei Wellber abbiamo faticato a riconoscere l’ottima direzione che avevamo apprezzato sempre a Valencia in una buona Aida in questa stessa stagione. Sono mancate qui compattezza dell’orchestra , brio, vivacità e personalità direttoriale. Speriamo che il giovane direttore possa cimentarsi in qualche prova più adatta alle sue peculiarità artistiche. Il cast avrebbe dovuto essere dominato dal celebre Ramon Vargas al quale oltre al bel timbro rimane attualmente una vocalità piuttosto ridotta in particolare nel settore acuto, quasi sempre carente. Le “incombenze” registiche lo affaticano e da “Quanto è bella “fino alla celebre “Furtiva lagrima “ tutto appare faticoso. Aleksandra Kurzak alias Adina non è certo più convincente. A partire da un timbro insignificante fino ad arrivare a un fraseggio generico ha poco da offrire oltre a una presenza accettabile. Fabio Capitanucci è invece un discreto Belcore vocalmente ma affatto convincente scenicamente così poco calato nella parte di una guardia costiera. Un cammeo è invece Erwin Schrott che come dicevamo sembra essere l’unico a credere nella parte dello spacciatore insolente e attraente e dotato vocalmente e scenicamente. A qualcuno ha dato fastidio proprio per questo ma era l’unico “in parte”. Grande successo di pubblico.     

Death in Venice alla Scala

lunedì 21 marzo 2011

Quante volte parlando con amici a proposito di un film tratto da un romanzo abbiamo sentito affermare:”E’ migliore il libro del film”. Quasi sempre la risposta rispondere a questa domanda verterà a favore del libro, in quanto la fantasia sprigionata nel lettore dalla lettura di un romanzo  non incontra le difficoltà pratiche che esistono nella realizzazione di un film. Nel caso di Death in Venice di Benjamin Britten tratto dal famoso romanzo di Thomas Mann e in scena alla Sxcala ultimamente, il caso è molto simile. L’ultima opera del massimo compositore inglese dovette fin dalla sua genesi confrontarsi con una questione di diritti d’autore legati al film del grande Luchino Visconti. L’autore del celebre film ha reso immortale la storia del nobiluomo Gustav Von Aschenbach e del suo amore platonico per il giovanetto Tadziu. L’allestimento scaligero in scena è firmato dalla validissima Deborah Warner in coproduzione con English National Opera e la Monnaie di Bruxelles riportando così gli spettacoli scaligeri a un altissimo livello. A trentasette anni dalla prima assoluta al Teatro alla Fenice di Venezia, questo nuovo allestimento con la direzione musicale di Edward Gardner restituisce tutta l’essenzialità di una partitura assai scarna e stilizzata dove i rarefatti silenzi rimangono più impressi dei temi musicali ben lontani dal discorso melodico di un tempo. Partitura ritenuta al tempo assai moderna e gradita alla critica più impegnata, affida la propria centralità più allo spazio teatrale che a quello musicale. La regista Warner sembra accentare appieno l’aspetto apollineo più di quello dionisiaco che pure nella seconda parte dovrebbe essere ben presente. Quello di Aschenbach per il giovane Tadziu è un amore tutto interiorizzato. Il lato dionisiaco almeno nella seconda parte è apparso piuttosto assente. La parte danzata che pure non viene sempre eseguita è dipanata molto più sul versante di un semplice gioco fra Tadziu e i suoi amici. Splendidi i costumi di Chloe Obolensky ed essenziali le scene di Tom Pye .Validissimo protagonista John Graham Hall a sostituire il previsto Ian Boostridge.Uno spettacolo decisamente raffinato per palati esigenti.