Archivio di aprile 2009

Raymonda al Fraschini di Pavia

mercoledì 8 aprile 2009

A volte è proprio il caso di dire che non tutto il male vien per nuocere. Dopo la cancellazione del previsto Don Chisciotte nell’interpretazione del Balletto Nazionale di Cuba si è aperta così la possibilità di ammirare il Balletto dell’Opera di Kiev nella presentazione di Raymonda di Alexander Glazunov, balletto in due atti su coreografie di Viktor Yaremenko direttore della compagnia fin dal 1999. Preziosa occasione dunque quella offerta al Teatro Fraschini di Pavia di conoscere un grande balletto praticamente sconosciuto in Italia ma pieno di attrattive. In primo luogo la preziosa partitura di Alexander Glazunov, compositore successore alla corte imperiale di San Pietroburgo del grande Ciaikovski, mancato nel 1893 come si sa in circostanze misteriose. Ma fu proprio lo splendore della partitura di Glazunov a convincere il grande Petipa a mettere in scena un ricco balletto in due atti. Come voleva il gusto del tempo l’amore per la corte di Francia viene messo in primo piano. Raymonda al tempo delle Crociate è la promessa sposa al conte Jean de Brienne e lo attende durante la sua permanenza in guerra. Il rivale musulmano Abderahkman ne mina l’integrità morale e fisica tentando di rapirla, ma l’intervento del

Conte la metterà in salvo e la preparerà alle prossime nozze. Nel secondo atto vi è tutto lo sfarzo di danze che prelude tali cerimonie. La coreografia di Yaremenko appare alleggerita o meglio sfrondata di tante parti che oggi potrebbero sembrare superflue, ma in particolare il secondo atto quello riservato alle danze celebrative risulta più che discreto .Le scene dipinte di Andrii Zabin sono funzionali mentre i costumi di Anna Ipatieva variopinti e suggestivi. Il corpo di ballo nel suo insieme dimostrava un buon livello esecutivo anche se non sfavillante. Si evidenziavano i solisti maschili in particolare Sergej Sidorskij come Conte e Alexander Sapoval un Abderakhman non pulitissimo tecnicamente ma pieno di aggressività e convincente nel suo ruolo malefico. Kenija Ivanenko delinea una Dama Bianca ma non abbastanza ambigua .Grande successo in un teatro quasi esaurito.

Un’Italiana “classica”al Regio di Torino

mercoledì 8 aprile 2009

Non nascondiamo da tempo le nostre preferenze per il Teatro Regio di Torino che sa intelligentemente abbinare ed equilibrare proposte nuove ed interessanti a titoli di repertorio,presentati in maniera piuttosto tradizionale e riservati al grande pubblico piuttosto che agli addetti ai lavori.E’ questo il caso dell’Italiana in Algeri proposta nella mise en scène di Vittorio Borrelli, direttore di scena del Regio che sfruttando soprattutto i costumi di Santuzza Calì e le scene di Claudia Boasso ha soddisfatto i gusti più semplici. Si ricorre così a vecchi espedienti come ad esempio lo spazzolone imbracciato da Lindoro o il “palo” a forma di maxi matitone che è una costante minaccia per il povero Tadeo. Il pericolo di questo passo è quello di ricadere nei soliti lazzi e frizzi del Rossini pre-renaissance che potrebbero far pensare a una pochade piuttosto che al capolavoro rossiniano. Attenzione quindi nell’eccedere, come nella scena finale “Mangia e taci, pappataci”dove sembrava di essere in un vero ristorante napoletano con tanto di tagliatelle cotte al momento. Per fortuna che sul podio c’era Bruno Campanella che in quanto all’arte di accompagnare il belcanto ha da insegnare a quasi tutti i direttori attualmente in circolazione. Si può ben permettere di non seguire alla lettera i dettami delle edizioni critiche della Fondazione Rossini ma anche di lasciare ai cantanti tante libertà per evidenziare i propri pregi e non i propri difetti. Asso nella manica di questa produzione avrebbe infatti dovuto essere Vivica Genaux alias Isabella. In realtà è risultata piuttosto estranea alla contraltile tessitura, abituata piuttosto a quelle sopranili e allo stile barocco più che a quello rossiniano. In seria difficoltà nei gravi ha dovuto sopperire con agilità e classe che non le mancano, alla carenza di colori e di autentico stile rossiniano. Nel secondo cast brillava invece Annarita Gemmabella che pur essendo meno attraente fisicamente al contrario della celebre collega americana si dimostrava a suo agio sia nel settore grave come pure nelle agilità.Certamente sul versante interpretativo potrà fare di più con la maturità. Sul lato maschile splendeva il tenore Antonino Siragusa di gran lunga il migliore del primo cast, dove Lorenzo Regazzo mancava di autentico accento rossiniano al contrario del Tadeo di Roberto de Candia che ha imparato a contenersi da troppa generosità vocale. Carlo Lepore ha pienamente soddisfatto per pienezza di timbro e caratterizzazione del personaggio. Al contrario vero punctum dolens per  carenze vocali è stato il tenore David Alegret nel secondo cast. Spettacolo pienamente riuscito con grande soddisfazione del pubblico.  

Sweeney Todd a Lugo di Romagna

venerdì 3 aprile 2009

Dopo qualche anno di assenza dalle scene del prezioso Teatro di Lugo di Romagna  non potevamo mancare per la versione teatrale di Sweeney Todd il thriller musicale di Stephen Sondheim che già nel lontano 1979 fece a Broadway quasi 600 recite con protagonisti come Angela Lansbury. E’invece dell’altr’anno il celebre film di Tim Burton che ha avuto tanto successo nelle sale non solo americane ma di tutto il mondo grazie ai poderosi mezzi delle majors che l’hanno realizzato ma anche a un notevole cast capitanato dal giovane e intrigante Johnny Depp e in generale da un buon cast. Periglioso dunque per un piccolo teatro di provincia cimentarsi con un titolo così famoso, in quanto i richiami con gli effetti speciali di un film sarebbero stati inevitabili per chiunque avesse visto il film kolossal realizzato con tutti quei mezzi. Ma a testimoniare il fatto che molto spesso i mezzi non sono tutto e non sono neppure indispensabili, ecco la regista-pianista Rosetta Cucchi. In un teatro dal palcoscenico ristretto e che può ospitare solo qualche centinaio di spettatori, è riuscita a dare la cifra di una Londra fumosa sanguinolenta insomma terribilmente dark come sarebbe stato difficile realizzare da molti altri ben più celebri e conclamati registi. Una scena unica spesso su due piani ma tutto ben congegnato così da equilibrare con intelligenza il drammatico con il grottesco cosa facile a dirsi ma molto piu difficile a farsi. Nei minimi particolari tutto funziona perfettamente anche grazie all’accurata recitazione dei protagonisti. Tutti erano adeguati ai ruoli in particolare John Packard era un intenso Sweeney Todd mentre Melissa Parks aveva il phisique du role per la diabolica ma simpatica Mrs Lovett come pure Asia D’Arcangelo era un grazioso Tobias Ragg . Tutto bello dunque? Ma mica tanto se pensiamo alla musica di Stephen Sondheim che pur volendo essere melodica non lascia alcun segno nella nostra memoria né ci impressiona particolarmente. Si riesce a creare un atmosfera la complessità armonica funziona ma manca un filo conduttore un tema d’amore un tema drammatico qualcosa che caratterizzi un po’quest’opera e la distingua dalle altre.Buona prova dell’Orchestra del Comunale di Bologna e del Coro del Teatro di Lugo.