Coppélia al Giovanni da Udine

Perché Coppelia viene da chiedersi? In realtà una vera risposta non ci sembra di poterla dare in tutta sincerità  dopo la visione della Coppelia di Amedeo Amodio andata in scena domenica scorsa al Giovanni da Udine ad inaugurare la stagione di balletti del teatro udinese. Fra i meno rappresentati del grande repertorio classico ,Coppelia ha dalla sua una fra le più preziose e sfolgoranti partiture dell’intero repertorio e qualche rivisitazione quale quella del mai dimenticato Roland Petit. Il coreografo italiano Amodio alla testa del Corpo di ballo Daniele Cipriani Entertainment, preferisce  allontanarsi di molto dalla trama originale del balletto tratto dal  racconto di Hoffmann per incentrare la drammaturgia nel mondo del cinema e in particolare di Hollywood. Il giovane Nataniele rivela tutte le sue aspirazioni ma anche i suoi incubi di giovane attore in erba. La seconda parte del balletto poi abbandona la partitura originale per avvicinarsi a un vero e proprio musical più che al magico balletto di Delibes. La creazione di Amodio che risale in realtà al 1995 non ha dalla sua il pregio dell’originalità, visto che lo stesso Nureyev aveva ambientato la sua Bella Addormentata nel fatato mondo di Hollywood, ma non riveste peraltro quasi mai una grande intensità drammaturgica, se non fosse per il passo a due del secondo atto interpretato con buon affiatamento da Anbeta Toromani e Alessandro Macario, i due validi protagonisti. Manca in questa creazione non solo una ricchezza di vocabolario coreografico sia esso classico o moderno ma anche una sana e profonda urgenza creativa che sarebbe riuscita a rendere l’insieme meno noioso e scontato. Anche il coté drammatico con le figure dei personaggi cinematografici appariva piuttosto debole in quanto poco caratterizzato come horror. Tutto ciò senza voler togliere nulla alla ottima professionalità dimostrata dal corpo di ballo e  dai solisti fra cui la Toromani si poneva ben in evidenza per  eleganza e facilità tecnica.