Cenerentola

Vi sono interpretazioni che rimangono nella storia e che non si vorrebbero mai dimenticare. Fra queste la Cenerentola rossiniana nella messa in scena di Ponnelle diretta da Claudio Abbado rimane un caposaldo delle riletture in edizione critica. La presente edizione che non può certo essere paragonata per perfezione e accuratezza a quella realizzata molti anni fa dalla Deutsche Grammophone, è ricca di fascino e di spunti nuovi. Paul Curran regista fantasmagorico nel Trovatore di Bregenz si dimostra qui al Carlo Felice di Genova tradizionale metteur en scène, in grado di rispettare un’ambientazione tutto sommato quasi tradizionale. Certo l’azione viene spostata dal Settecento al 1912, alle soglie della prima guerra mondiale, con tutti i suoi problemi e i suoi conflitti sociali ma l’allestimento in piena art nouveau ha uno charme tipicamente francese curato in ogni particolare.
La direzione dell’affermato Renato Palumbo, si dimostra sempre brillante, accurata, scattante ma attenta alle esigenze dei cantanti. Sonia Ganassi è fra le più grandi cantanti dei nostri giorni e la sua interpretazione di Angelina non teme oggi confronti. Charmante, strepitosa nella vocalità precisissima nell’emissione mai sforzata, ha al suo fianco Antonino Siragusa specialista rossiniano dalla dizione e dal fraseggio autenticamente belcantisti. Che dire poi dell’irrefrenabile vena comica di Alfonso Antoniozzi e del fascino giovanile di Marco Vinco. Questi se deve ancora perfezionare alcuni aspetti vocali ben si discosta dai vetusti Dandini che siamo stati abituati a vedere. Scene di Pasquale Grossi e costumi di Zaira De Vincentiis, efficaci e eleganti. Come divertirsi con l’arte ai massimi livelli.