Cavalleria alla Fenice

Dopo la lunga pausa estiva il Gran Teatro alla Fenice ha deciso di riaprire con uno fra i titoli più popolari del repertorio ,Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, solitamente abbinata ai Pagliacci di Ruggero Leoncavallo.Il capolavoro mascagnano anche se di breve durata ha però in sè, una tale quantità di drammaticità da non far sentire troppo la mancanza di altro . Sarebbe stato comunque interessante aggiungere una volta tanto un titolo di balletto contemporaneo anche solo per avvicinare certa parte del pubblico non troppo avvezzo alla nobile arte coreutica. La nuova produzione a firma di Italo Nunziata pur spostando l’azione in tempi più moderni di quelli dell’ambientazione tratta dalla celebre novella di Giovanni Verga appariva calzante alle roventi atmosfere sicule che ora come oggi non lasciano scampo.la scena parzialmente diroccata lasciava spazio a un’accurata recitazione lontana dalla concitata declamazione di certo verismo.  Siculo il regista ma siculo anche il direttore Donato Renzetti di comprovata esperienza al quale al di là di una innegabile professionalità avremmo richiesto un maggiore trasporto soprattutto nella ricca tavolozza coloristica di cui questa partitura è così ricca. Il cast vedeva nella brillante vocalità del tenore francese Jean Francois Borras la sua eccellenza ma anche la Santuzza di Silvia Beltrami ben assolveva il suo ruolo. Efficace Dalibor Jenis come Alfio come pure Lola di Martina Belli e e Lucia di Anna Malavasi.Ottima prova del coro della Fenice.