Archivio della Categoria 'Balletto'

Ave Maja al Ravenna Festival

venerdì 17 luglio 2009

E’sempre stato un mito a sé stante quello di Maja Plisetskaja che oggi le giovanissime generazioni possono conoscere solo in video, quei pochi che l’epoca permetteva. Un mito unico soprattutto per la sua eccezionale personalità in cui la grazia tanto decantata come virtù principale di una ballerina classica passava in secondo piano rispetto ad esempio al carattere o molto spesso alla drammaticità delle sue interpretazioni. Non per niente Carmen e Anna Karenina sono ritenute universalmente interpretazioni magistrali. Ma la grande étoile di origini ebraiche rifletteva in sé le terribili sofferenze inferte dal regime sovietico che mai le permise di allontanarsi dall’URSS fatta eccezione per le grandi tournées che come étoile del Bolshoi la videro protagonista assoluta un po’dovunque. La serata ravennate dello scorso 4 luglio al Pala De André avrebbe dovuto concludersi con l’esecuzione di Ave Maja il celebre pezzo di Maurice Béjart creato espressamente per lei,ultima grande diva di una generazione ormai in via di estinzione. La serata iniziava con un breve video in bianco e nero di alcune leggendarie interpretazioni della Plisteskaja nei suoi anni migliori. La sera del 4 luglio a 89 anni non si è sentita di presentarsi in scena in costume, ma ha preferito semplicemente eseguire alcuni maestosi port de bras a coronamento di una serata in cui otto fra le più celebri étoiles del Bolshoi e del Mariinskij di San Pietroburgo interpretavano alcune fra i più celebri passi a due dell’intero repretorio. Sarà forse per questo che essendo le aspettative all’altezza della fama dei due corpi di ballo non sempre sono state soddisfatte appieno.Un palcoscenico completamente nero senza alcun elemento scenico avrebbe richiesto un maggior gioco di luci . Si distingueva indubbiamente Nikolaj Tsiskaridze giovane e affascinante Narciso mentre Ilze Liepa nella Dance Russe di Ciaikovskiana memoria, appariva fragile e inutilmente zuccherosa. Anche la Carmen di Marija Alexandrova che apriva la serata non convinceva per scarsa passionalità e immedesimazione. Al contrario Andrej Merkurev in Adagio di Bach su coreografie di Mirosnicenko interpretava la plastica e moderna coreografia per lui perfetta. Vero punto forte La morte del cigno nel magico ondeggiare di Irma Nioradze di cui l’intensità faceva realmente pensare alle grandi del passato senza troppa nostalgia.Un Don Chisciotte pas de deux, con Michail Lobuchin in forma smagliante e una Marija Alexandrova non così brillante come ci si sarebbe aspettati, chiudeva la serata.

                                                                                                                                  

Raymonda al Fraschini di Pavia

mercoledì 8 aprile 2009

A volte è proprio il caso di dire che non tutto il male vien per nuocere. Dopo la cancellazione del previsto Don Chisciotte nell’interpretazione del Balletto Nazionale di Cuba si è aperta così la possibilità di ammirare il Balletto dell’Opera di Kiev nella presentazione di Raymonda di Alexander Glazunov, balletto in due atti su coreografie di Viktor Yaremenko direttore della compagnia fin dal 1999. Preziosa occasione dunque quella offerta al Teatro Fraschini di Pavia di conoscere un grande balletto praticamente sconosciuto in Italia ma pieno di attrattive. In primo luogo la preziosa partitura di Alexander Glazunov, compositore successore alla corte imperiale di San Pietroburgo del grande Ciaikovski, mancato nel 1893 come si sa in circostanze misteriose. Ma fu proprio lo splendore della partitura di Glazunov a convincere il grande Petipa a mettere in scena un ricco balletto in due atti. Come voleva il gusto del tempo l’amore per la corte di Francia viene messo in primo piano. Raymonda al tempo delle Crociate è la promessa sposa al conte Jean de Brienne e lo attende durante la sua permanenza in guerra. Il rivale musulmano Abderahkman ne mina l’integrità morale e fisica tentando di rapirla, ma l’intervento del

Conte la metterà in salvo e la preparerà alle prossime nozze. Nel secondo atto vi è tutto lo sfarzo di danze che prelude tali cerimonie. La coreografia di Yaremenko appare alleggerita o meglio sfrondata di tante parti che oggi potrebbero sembrare superflue, ma in particolare il secondo atto quello riservato alle danze celebrative risulta più che discreto .Le scene dipinte di Andrii Zabin sono funzionali mentre i costumi di Anna Ipatieva variopinti e suggestivi. Il corpo di ballo nel suo insieme dimostrava un buon livello esecutivo anche se non sfavillante. Si evidenziavano i solisti maschili in particolare Sergej Sidorskij come Conte e Alexander Sapoval un Abderakhman non pulitissimo tecnicamente ma pieno di aggressività e convincente nel suo ruolo malefico. Kenija Ivanenko delinea una Dama Bianca ma non abbastanza ambigua .Grande successo in un teatro quasi esaurito.

Il lago dei cigni al Regio di Parma

mercoledì 7 maggio 2008

Il Lago dei cigni è indubbiamente il balletto più rappresentato in tutto il mondo e conseguentemente è anche quello che rischia di non                  coinvolgere non solo chi ne ha viste diverse edizioni ma anche i neofiti. Parmadanza che da anni presenta al Regio un festival di tutto rispetto in campo nazionale, ha pertanto deciso di inaugurare lo scorso sabato con il debutto italiano della tournée del Kirov di San Pietroburgo già anticamente detto teatro Mariisnkij. Come dire vi portiamo a Parma quello che è ritenuto il più grande corpo di ballo del mondo nel suo maggiore cavallo di battaglia. Alcuni obietteranno che è il Bolshoi e sotto alcuni punti di vista può essere vero, ma la grande tradizione delle migliori étoiles viene proprio da San Pietroburgo. Tre nomi Makarova, Nureyev, Baryshnikov, ossia la storia della danza classica. A partire dagli anni sessanta tali danzatori diffusero in occidente l’aura magica del grande balletto classico ottocentesco con uno charme e insieme un rigore neppure lontanamente concepibile al di fuori dell’est europeo.Oggi molti anni sono passati e diversi sono gli allestimenti visibili sulle scene italiane e straniere dove si cerca di filtrare con il gusto contemporaneo l’antico capolavoro di Petipa e Ivanov.Konstantin Sergeev  firmò l’allestimento e la coreografia nel 1950 che ci viene oggi consegnata con i costumi di Galina Solveva e le scene di Simon Virsaldze. Un’edizione piuttosto alleggerita in tre atti anziché quattro come siamo abituati a vedere ad esempio nell’edizione scaligera di Nureyev, con diversi tagli di tradizione ma decisamente esaustiva e affascinante in alcuni tratti inconfondibili. Se la prima scena nel Parco del castello del principe si lascia vedere discretamente, è con la prima entrata dei cigni che lo charme tutto originalmente russo ci ammalia definitivamente.Che importa se pochi istanti prima sullo sfondo della scena passavano dei cigni meccanici piuttosto rudimentali e neppure troppo ben illuminati? Che importa se le scene fatta eccezione per il secondo atto sono solo dipinte? L’entrata dei cigni è quasi perfetta come ciascuno se l’è immaginata in cuor suo. Le danze al castello sono poi autenticamente di carattere come ad esempio quelle ungheresi e spagnole. Nell’ultimo atto che ricordiamo prevede il finale lieto, che personalmente riteniamo non autenticamente ciaikovskiano, compaiono anche diversi cigni neri secondo la tradizione russa, attualmente anche ripresa nell’edizione scaligera a firma Bourmeister.Alina Somova era Odette-Odile: assai bella, molto giovane, ottima promessa, fisico ancora acerbo,interpretazione da perfezionare, ma quasi sicuramente in futuro grande étoile. Al suo fianco Leonid Sarafanov assai meno bello ma sempre virtuoso e preciso, ricco di preziosismi e particolari raffinati. Assai virtuoso anche il Giullare di Andrei Ivanov e persuasivo il Rothbart di Ilija Kuznetov.La direzione di Michail Sinkevic ha messo in evidenza gli aspetti migliori dell’Orchestra del Teatro Regio. Un’ edizione che avrà fatto sognare molti.

Spartacus al Massimo Bellini di Catania

domenica 6 gennaio 2008

Spartacus incanta il Massimo Bellini di Catania

Fra i miti dell’antica Roma Spartacus è indubbiamente uno fra i più inossidabili e il suo nome è conosciuto universalmente anche da chi sa ben poco di storia antica: il film di Stanley Kubrick del 1960 ha contribuito notevolmente alla celebrità dello schiavo romano ribellatosi al potere e alla prepotenza dei proconsoli romani. Solo ultimamente sono state affrontate le problematiche relative alla vera identità sessuale di Spartacus ,( così diffuse nel mondo antico prima dell’avvento del cristianesimo), avendo recuperato diverse scene tagliate piuttosto esplicite ritraenti i rapporti fra Spartacus alias Laurence Olivier e Crasso alias Kirk Douglas. Naturalmente anche nel balletto di Grigorovic sulle celebri musiche di Aram Khaciaturjan tali risvolti non sono neanche minimamente presi in considerazione, vista l’omofobia vigente nella Russia stalinista e sovietica fino alla caduta del comunismo. Non volendo soffermarci ulteriormente su un argomento che ci porterebbe molto lontano, preferiamo dedicarci all’intrigante titolo andato in scena al Massimo Bellini di Catania con  successo. Il grande balletto in quattro atti e nove scene  non era mai stato rappresentato a Catania. Debuttò al Kirov di Leningrado nel lontano 1956, passando poi al Bolscioi nel 1968 dove proprio con Grigorovic, vedeva la celebrità che gli ha permesso poi di essere conosciuto in tutto il mondo proprio con le tournée del Bolscioi .E’assolutamente diverso da tutti gli altri balletti di repertorio che siamo abituati a conoscere per diversi motivi. In primis per l’assenza del tradizionale atto bianco, archetipo del balletto romantico e ottocentesco per eccellenza, è piuttosto un balletto tipicamente maschile. Spartacus è creazione dove gli ideali di forza e di atleticità vengono esaltati a discapito della grazia e leggerezza immancabili nei balletti di repertorio classico. Musicalmente travolgente è poi la partitura perfettamente tonale a dispetto della quasi totalità delle composizioni di quegli anni. Valse a Kaciaturian la lunga emarginazione da parte della critica  che osannava invece l’atonalità imperante nella metà del novecento. Fortunatamente le mode passano e la pregnante teatralità e danzabilità del balletto sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti gli appassionati. L’elegante direzione di Andrey Lebedev alla testa dell’orchestra del Massimo, vedeva brillare le linee melodiche e armoniche senza cedere all’effettismo sempre in agguato in una partitura ricca anche di aspetti spettacolari. Il Corpo di Ballo di Krasnodar si faceva valere sia nelle linee degli adagi come pure negli scatti degli allegri mantenendo con vigore l’unità complessiva di esecuzione.Denis Vladimirov era il protagonista, valido ma non così energico come ci si sarebbe  aspettati per tale ruolo, mentre il Crasso di Sergei Barannikov riusciva a comunicare con più credibilità l’antipatia insita nel proconsole romano. La Frigia di Anna Zhukova non era perfettamente valorizzata  in quanto le variazioni a lei dedicate erano poche. La seducente e perfida Egina di Alexandra Sivtsova era la vera protagonista femminile del balletto e artefice del triste finale che vedeva l’inevitabile perire dell’eroe buono in seguito a un deprecabile inganno.

Ballets Trockadero

martedì 18 dicembre 2007

Quasi sempre dietro la parodia vi è una punta di disprezzo o di scarsa considerazione. Non è certo il caso dei Ballets Trockadero, andati in scena al teatro degli Arcimboldi di Milano con grande successo negli ultimi tempi. Numerose sono da sempre le parodie della danza classica, un genere che può apparire oggi lontano dai gusti dei più a causa dell’esaltazione della bellezza, della grazia e della raffinatezza che essa contempla.I Ballets Trockadero, costituiti totalmente da uomini che danzano con apparente grande facilità sulle punte, applicano invece una sofisticata e rara evidenziazione di alcuni luoghi comuni della danza.
Ad esempio la voglia di primeggiare, il gusto esagerato per il virtuosismo, la mancanza di autocritica, oppure l’assenza totale di buon gusto. Ciò che prevale comunque è la totale adesione alla tradizione coreografica che viene rispettata nei minimi particolari. Si vuole dimostrare che il ruolo dominante della primadonna può essere perfettamente impersonato anche da un uomo. A conferma di ciò è stato infatti eseguito il celeberrimo assolo della” Morte del cigno” di Saint-Saens. Anche per merito della femminea figura del ballerino che la eseguiva non aveva nulla di comico, ma poteva essere paragonata a una delle più celebri interpretazioni autenticamente femminili.
Ma la satira del mondo del balletto classico iniziava fin dalla lettura di un breve comunicato. Il programma annunciato veniva praticamente stravolto con sostituzioni di pezzi e di danzatrici, cosa che gli appassionati di danza conoscono bene come inconveniente che troppo spesso capita da sempre un po’ dappertutto. Apriva la serata lo splendido secondo atto del lago dei cigni forse il più celebre dei pezzi eseguiti dai Trocks. Go for Barocco su musica di Bach metteva l’accento sulla lunare astrazione di certe coreografie Balanchiniane e neo balanchiniane così imperversanti, così amate ma spesso prive di quella comunicativa che una gran parte del pubblico gradisce.
Il grande passo a due finale del Don Chisciotte costituiva poi un eccellente anticipazione del divertissement Paquita.