Capuleti e Montecchi aprono il Carlo Felice

dsc_0225-sonia-ganassi-mariella-devia.JPGgenova2.jpg“Non è il solito teatrino” diceva un segaligno e aristocratico signore seduto al mio fianco all’inaugurazione del Carlo Felice di Genova. Aveva ragione e totalmente. In momenti di crisi come questa, dove le strumentalizzazioni politiche regnano sovrane un po’ovunque, il Carlo Felice ha saputo impegnarsi in una valida operazione culturale presentando uno fra i più sublimi capolavori del melodramma italiano. I Capuleti e i Montecchi di Vincenzo Bellini. Dimenticato a lungo e spazzato praticamente via in epoca verista ma ancora prima dal più celebre Roméo et Juliette di Charles Gounod ( cui tocca oggi un po’ la stessa sorte). Riscoperto già negli anni settanta da Claudio Abbado e in epoca più recente da Riccardo Muti ha visto negli ultimi vent’anni molte interpreti di riferimento da noi apprezzate sulle scene, quali Katia Ricciarelli, Lella Cuberli, Giusy Devinu , Luciana Serra, Edita Gruberova, June Anderson senza voler dimenticare nessuna.

Fra queste eccelse cantanti quasi coetanee non tutte regnano ancora sulle scene internazionali.  L’allestimento genovese punta sul connubio Mariella Devia Sonia Ganassi, che,differenziandosi da altre celebri primedonne del passato, sono in ottimi rapporti e si cimentano regolarmente in concerti di duetti come quello tenuto anni fa al Filarmonico di Verona. Tornando all’allestimento genovese che sfrutta quello proveniente dall’Opéra Bastille di Parigi, niente si può immaginare di più semplice elegante ma insieme sovrastante, imponente e prevaricante. Enormi pareti semoventi in rosso scuro creano spazi di volta in volta claustrofobici o apertamente desolanti a significare la grande solitudine alternata ai momenti di un amore disperato, quello che congiunge i due infelici amanti di Verona. Grande pregio di quest’apparentemente semplice allestimento si situa nel saper evidenziare i singoli personaggi su cui Bellini volutamente vuole concentrare l’azione. Qualche sedia, un letto, neppure un piccolo catafalco nella tomba di Giulietta a voler comprovare l’adesione al più spinto minimalismo oggi imperante. Quando il canto è vero belcanto come nel caso della Devia e della Ganassi si può fare….ma altrimenti ?

Una lunga fila indiana con i seguaci di Capellio che a fatica staccano le spade infilzate nel proscenio non ci è certo sembrata una bella idea per aprire l’opera ma è anche vero che l drammaturgia dei Capuleti non è ricca di spunti originali. Sonia Ganassi da parte sua si rivelava perfettamente a suo agio in una tessitura quasi sopranile che metteva in evidenza la grande facilità nei passaggi di registro, ma anche la corposità dei centri. Ciò che colpiva era anche la grande fusione stilistica e interpretativa fra le due belcantiste perfettamente a loro agio nel comune intento di far brillare le ragioni della musica e non le rivalità fra primedonne. La direzione di Renzetti appariva finalizzata al buon risaltare del palcoscenico senza creare prevaricazioni di sorta. Il Lorenzo di Nicola Ulivieri si distingueva mentre un po’ opachi apparivano siano il Tebaldo di Dario Schmunck, come pure non brillante il Capellio di Deyan Vatchkov. Trionfi anche alla repliche.