Boulevard Solitude

Boulevard Solitude di Hans Werner Henze è un valido esempio di teatro musicale contemporaneo. Opera in sette scene del 1952 su libretto di Grete Weil dalla celeberrima storia del Cavaliere des Grieux e di Manon Lescaut dell’abate Prévost, risente anche dell’influenza del grande film Sunset Boulevard di Billy Wilder. Non passa inosservato il fatto che Henze sia attratto dal movimento dei corpi al punto di sfruttarli quasi al punto di creare un vero e proprio balletto. La danza contemporanea che Henze vide già nel 1948 ad Amburgo lo colpì profondamente. Anche la dodecafonia pur essendo largamente presente in quest’opera viene perfettamente armonizzata con la tonalità in un equilibrio non facile a riscontrarsi in altre partiture dell’epoca. La tonalità rappresenta il vecchio mondo decadente mentre la dodecafonia sembra voler suggerire il “moderno” come sfuggente proposizione di nuova vita e civiltà. Henze trova così un modo personale di proporre il moderno e l’antico, come pure di farci percepire un po’ la danza come canto e il canto come danza.
Personaggio centrale è Armando, personaggio tormentato e introspettivo, al posto di Manon invece scatenata e priva di cervello. Sotto questo aspetto sono innegabili gli influssi dell’esistenzialismo di Sartre e di Genet come pure di Juliette Gréco, vera musa ispiratrice della grande solitudine.
La presente edizione firmata di Nikolaus Lehnhoff rappresentata al Liceu di Barcellona nel 2007, pur essendo stata creata già nel 2001 per il Covent Garden appare in questo video come nuova fiammante. La Grande hall di una stazione che fa da punto di congiunzione per le diverse scene dell’opera è quanto di più moderno ci sia per raccontare il dramma dell’incomunicabilità. Vi sono lievi differenze rispetto al canovaccio originale. Armando in seguito a una delle delusioni arrecate da Manon, cade nelle trappole della droga e nel finale Armando non vede morire Manon ma la vede portare in prigione. Questa produzione ha riscosso diversi apprezzamenti da parte della critica internazionale anche se il cast delle riprese di Barcellona è completamento diverso da quello originale, se non fosse per il tenore svedese Par Lindskog.
Trattasi comunque di cantanti specializzati nel repertorio contemporaneo a partire da Laura Aikin, spesso Lulu di Berg e di Tom Fox anch’egli interprete delle opere di Berg oltre che in possesso di un notevole phisique du role.
Zoltan Pesko è dal suo canto un direttore attento e sensibile alle esigenze di una partitura raffinata ed elegante. Un allestimento ideale per avvicinarsi all’opera contemporanea.