Billy Budd al Carlo Felice

Se il teatro d’opera inglese può vantare assai pochi grandi compositori, il contemporaneo  Benjamin Britten è uno di questi. Il Carlo Felice di Genova da noi un po’ trascurato negli ultimi tempi ripresenta  in questa stagione uno fra i più felici allestimenti degli ultimi anni a firma di Davide Livermore.Andò in scena al Regio di Torino già nel 2004. Ancora una volta abbiamo davanti ai nostri occhi la prova che un intelligente e indovinato allestimento anche dopo più di dieci anni non dimostra affatto la sua età. Questa semplice e insieme possente produzione si presenta molto più stimolante di tante novità che si vogliono produrre troppo spesso e volentieri per smanie di rinnovamento quando non per esigenze di portafoglio. Ecco quindi che lo spettacolo minimalista concepito allora si snoda stupendamente sfruttando le moderne macchine del Carlo Felice con grande eleganza facendo salire e scendere i diversi piani della nave di Billy Budd, l’Indomitable, senza alcun rumore o difficoltà scenica . Ma il racconto di Melville è basato sulla terribile accusa di tradimento nei confronti del giovane e aitante Billy Budd reo in realtà di provocare turbamenti sessuali nel perfido commissario di bordo Claggart . L’opera di Britten vuole affrontare molti temi fra cui quello della pena di morte attualissimo negli anni Cinquanta ai tempi dell’ultima condanna nel regno Unito.  Nell’allestimento di Livermore si apprezzava anche la crudezza dell’entourage esclusivamente maschile,pur nell’ambito di una grande eleganza di fondo. Si tratta così di un organico vocale totalmente maschile( quasi un unicum) se non si considera “Da una casa di morti” del grande Janacek. Ma ottima è stata la prova direttoriale di Andrea Battistoni che stavolta si è dimostrato all’altezza della situazione sia nell’equilibrio voci orchestra come pure nella varietà della resa dei lugubri colori della ricca tavolozza musicale di Britten. Personalmente abbiamo assistito alla recita del giorno 18. il cast appariva di un ottimo livello assolutamente omogeneo ma risplendeva indubbiamente nella figura di Valdis Jansons intenso scenicamente e vocalmente, mentre Vere era un valido Patrick Vogel . il perfido Claggart era un adeguato Hector Guedes. Una menzione particolare per i due splendidi cori quello del Carlo Felice e quello del Teatro San Carlo di Lisbona che hanno dato ottima resa al tutto. Unico neo di una produzione esemplare lo scarso pubblico affluito in sala in una replica semifestiva.