Bella addormentata a Trieste

Nel periodo prenatalizio Il balletto classico gode da sempre una stagione assai felice. E’ stato così che il teatro Verdi di Trieste non si è lasciato sfuggire l’occasione di rappresentare quello che è probabilmente il titolo più complesso dell’intero repertorio: “La bella addormentata” su musiche di Ciaikovski e coreografie di Marius Petipa. Per l’occasione è stato così invitato il balletto dell’Opera di stato di Odessa, che con un organico di circa 60 ballerini ha presentato una versione scenica nel suo insieme degna della grande tradizione di questo balletto. Pur con scene dipinte ma accurate di Evgeny Gurenko e colorati costumi di Sergei Vasyilyev . Il fatato mondo dell’immortale fiaba di Perrault, attraverso la suggestione della danza riusciva a convincere il folto plaudente pubblico triestino della prima. Vi è sempre un certo rischio di cadere nel kitsch o nel rococò, cosi lontano dallo stile attuale minimalista e scarno. Nell’affrontare titoli come questo lo si sa a priori, ma è giusto realizzare ciò che piaceva alla corte dello zar nel 1890, con la massima cura e rispetto. Detto questo l’aspetto musicale era ben sostenuto dalla direzione di Igor Chernetski che dava quel giusto senso” pompier”, che se vogliamo è sempre presente nelle musiche di Ciaikovsky. Il ricco organico richiesto per l’esecuzione di questo fastoso balletto che comprende ben sei soliste solo per la rappresentazione delle fate, appariva in tutta la sua completezza . Protagonista Olena Dobryanska che, pur se non giovanissima ed eclatant,e sembrava ben conoscere la tecnica e lo stile del ruolo di Aurora. A questo impegnativo ruolo avremmo desiderato veder conferita maggiore sicurezza negli equilibri, sia dell”Adagio della rosa” come pure degli altri passi a due . Ben sicuro appariva invece al suo fianco il Desiré di Stanislav Skrinnyk dall’elegante figura . Alina Sharay era una degna Fata dei Lillà mentre Bogdan Chabanyuk una convincente fata Carabosse. La direzione orchestrale di Igor Chernetsky dava tutta quella teatralità necessaria alla buona esecuzione del balletto. Grande successo alla prima rappresentazione.
Ben diverso il risultato artistico del Lago dei cigni andato in scena al Teatro Comunale di Monfalcone rappresentato dal teatro Accademico Municipale dell’Opera di Kiev. Preferiamo stendere un pietoso velo, sul livello dell’allestimento che si potrebbe definire “ da camera “ se così si potesse fare nel rappresentare uno fra i più celebri balletti della storia della danza. Un unico velo dipinto sulla scena , un principe improbabile e costumi di assoluta modestia . Sala mezza vuota ma plaudente alla fine di uno spettacolo non a livello delle ottime proposte del Teatro di Monfalcone che speriamo di poter apprezzare in altre serate più felici.