Armida di Traetta a Martina Franca

Fra le molte composizioni  aventi come soggetto l’infelice amore fra Rinaldo e Armida  quella di Tommaso Traetta  riportata alla luce quest’anno a Martina Franca con la direzione di Diego Fasolis,rimarrà indubbiamente un esempio di valore artistico fra i più fulgidi di . Rappresentata nel 1761 si delinea per il fatato mix fra l’originale francese di Lully e gli stilemi dell’opera italiana più virtuosistici. Da una parte infatti quella di Lully è improntata all’adesione al vero e alla drammaticità più teatrale tipicamente francese. Musicalmente tutto si affidava all’esperta bacchetta di Fasolis. L’Orchestra Internazionale d’Italia da lui diretta non sempre dipanava però con ricchezza di colori varietà agogiche ed accenti in tutta quella gamma che la partitura di Traetta vorrebbe trasmettere. Da parte del palcoscenico Marina Comparato come Rinaldo  faceva da sola bella prova di tecnica e stile barocco e belcantistico insieme. L’Armida di Roberta Mameli era invece più a suo agio interpretativamente piuttosto che in una tessitura non perfettamente spadroneggiata.  Risultava infatti esposta troppo spesso a suoni non perfettamente coperti e ortodossi riscattandosi pienamente solo nella grande scena finale cantata con grande immedesimazione . Senza lode e senza infamia gli altri cantanti. La regia di Juliette Deschamps al di là di una scena affatto fastidiosa di Nelson Willmotte lasciava piuttosto a desiderare in quanto a sobrietà di gusto con i costumi di Vanessa Sannino. L’ambientazione spesso grunge o piuttosto clochard mal si abbinava alle ardenti voluttà delle tessiture di Traetta. Anche qui grande successo di pubblico alla prima.