Al Verdi di Padova un nuovo Trovatore

Due Trovatori visionati in pochi giorni fra Trieste e Padova mentre solo alcuni anni orsono era praticamente impossibile riuscire a vederne uno anche in campo nazionale. Ottimo segno, visto il risultato musicale artistico tutt’altro che disprezzabile. Grande attesa al Verdi di Padova vi era per la regia di Denys Krief, regista fra i più attivi negli ultimi anni in Italia e dai noi apprezzato in particolare nel Ballo in Maschera andato in scena al Comunale di Bologna qualche anno fa. Qui Krief non è apparso riuscire a connotare con molta originalità il complesso libretto di Cammarano tratto da Gutierrez. Al di là delle dotte elucubrazioni dipanate all’interno del programma di sala fra Alessandro Taverna e Krief, poco sembra essere chiaro nella scena apprestata da Krief, autore anche di scene e costumi. Un grande libro aperto di cui si sfogliavano una dopo l’altra le scene, troneggiava dall’inizio alla fine. Poco risultava di quell’astrazione che si vorrebbe rappresentata secondo le intenzioni del regista, quando l’occhio si trovava a dover fare i conti con costumi moderni che facevano pensare a un banale trovarobato, e che si riferivano al periodo della guerra civile ai tempi della seconda guerra mondiale. Anche sul piano di una gestualità piuttosto generica Krief non convinceva nel delineare personaggi piuttosto scontati nei quali si distingueva solo la bizzarra acconciatura di Azucena, vera protagonista dell’intricata trama del Cammarano. Si dirà che è uno spettacolo fatto con poco e in forma semiscenica. Meno male…buona cosa. Ben diverso il valore musicale del risultato artistico che ha rivelato la talentuosa direzione di Omer Meir Wellber. Al di là di una presenza magnetica sul podio ha saputo conferire autentico slancio verdiano e unità drammatica alla partitura, alternando atmosfere elegiache a compattezze eroiche. Non sempre però la buona Orchestra Filarmonia Veneta corrispondeva alle intenzioni del direttore. Un appunto va comunque fatto alla bacchetta, a causa dei numerosi tagli di tradizione che impedivano al capolavoro verdiano di risplendere in tutta la sua integrità. Il cast omogeneo nel suo insieme vedeva in Walter Fraccaro un Manrico autorevole stentoreo ma anche capace di smorzature e in Kristin Lewis un’affascinante Leonora dal fraseggio variegato e dal solido medium vocale. Scolpita anche la vocalità del Conte di Luna di Vitaliy Bilyy, mentre la Azucena di Anna Smirnova nulla aveva da

invidiare alle migliori oggi in circolazione. Buona la prova del Coro Lirico Li.Ve.