L’equivoco stravagante è un dramma giocoso composto da Rossini nel 1811 (quindi a 18 anni). Il libretto in due atti su libretto di Giovanni Gasbarri presentato a Bologna, fu all’origine dell’oblio di questa divertente opera che anticipa i più famosi capolavori comici ben noti . Il motivo dell’oblio non fu questa volta come quasi sempre negli altri casi rossiniani il mutato gusto del pubblico o le difficoltà vocali insite nei ruoli ma piuttosto l’argomento del libretto assai scabroso per l’epoca assai lontani dalla solita commedia borghese tipici ad esempio del Barbiere di Siviglia o dell’Italiana in Algeri. Nella trama viene inserita infatti la “pruderie” del pubblico maschile per quelli che venivano al tempo definiti come “musici” ma erano in realtà i giovani castrati che abbigliandosi in modo femminile attiravano l’interesse del pubblico maschile. Il bello è che Rossini da vero uomo di teatro, riuscì ad accentuare musicalmente tale caratteristica. Oggi l’Equivoco è presentato nella nuova edizione critica dall’edizione critica della Fondazione Rossini. Purtroppo quasi sicuramente il libretto che ci è giunto a stato pesantemente tagliato dalla censura dell’epoca: alcune cronache riportano infatti come che nonostante la censura i cantanti continuavano ad utilizzare i testi censurati. Musicalmente i temi sono come sempre in Rossini vari e variati ed alcuni utilizzati anche in opere più tarde. Veniamo a quello che in inglese si definisce “plot” con una parola non troppo elegante. Ernestina figlia di Gamberotto, un ricco imprenditore del ramo alimentare, si innamora di uno squattrinato, Ermanno. Per far allontanare Buralicchio il ricco  fanfarone sostenuto da Gamberotto, gli si fa credere che Ernestina sia in realtà un castrato per meglio poter cantare. L’allestimento dello spagnolo Emilio Sagi, semplice ma efficace, trasferisce l’azione negli anni 70 fra quadri astratti Andy Warhol ed Ernestina non è appassionata di letture, libri e biblioteche ma, molto più semplicemente, di uomini. La recitazione dei protagonisti è assai accurata e precisa e la scena sul divano/separé è pepata comme il faut. Adeguati gli interpreti musicalmente ma anche scenicamente sia per caratteristiche fisiche come pure per valida presenza scenica. Convincono l’ambrato colore vocale della Ernestina di Marina Prudenskaja come pure la prorompente fisicità e la solida omogeneità vocale di Marco Vinco. Bruno De Simone soddisfa come sempre sia interpretazione come pure vocalità . Un po’in difficoltà negli acuti il tenore Dmitri Korchak. Umberto Benedetti Michelangeli dirige l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento con pertinenza stilistica ma non troppa originalità.